Mamma oca

Ho tutte le carte in regola per occupare lo spazio gastro-antropologico del GIOCO DELL’OCA:

  • Favola che mi piaceva di più da piccola (e anche adesso):  Fa la pappa pentolino, quello della bambina che aveva la pentolina magica che cuoceva senza limite la più buona delle pappe dolci.
  • Familiare più familiare: la nonna Ofelia, grande cuoca e grande novellatrice (come tutti i Toscani) (ma pure contradaiola… mamma mia!!!  Era quella che “meglio un morto in casa che un Pisano all’uscio” e anche quella che non perdeva mai un numero di Tex Willer – non potevamo dimenticare di acquistarlo in edicola il primo giorno di uscita)
  • Il gioco da tavolo preferito: neanche a dirlo… il Gioco dell’Oca perché trovavo misteriose, affascinanti  e terrifiche alcune caselle (la morte, la prigione, il pozzo) e perché litigavo sempre con mio fratello per accaparrarmi il  segnalino della paperetta gialla (che poi regolarmente si prendeva lui perché era il più piccolo e “vuoi mica farlo piangere?” –vox mamy  :))
  • Tesi di laurea in semiotica (l’eco dell’eco dell’eco di Eco… quella disciplina che si occupa di analizzare i  testi prodotti dalla cultura per trovarne un senso –quasi sempre ci riesce tranne nel caso di discorsi che riguardano … beh lasciamo perdere che sennò la si butta in politica anche  :(.
  • Comunque dicevo tesi di laurea in semiotica di taglio antropologico: la favole veneziane in cui compaiono streghe e fattucchiere in cucina e al focolare a far pozioni, stregonerie ma anche buone minestrine (per i Veneziani: “ le comari che fa strighessi e pignatee”, dove che “pignatee” (pentoline), sta per ricette che si fanno sul fuoco, siano esse filtri, tisane, medicamenti o zuppette che non sempre sono di ali di topo e zampe di colombo essendo che più spesso in pentola cuociono polentina bianca, verze sofegae o … sanguinacci… ah ah ah  :)
  • Curiosona di significati simbolici, sogni e segni (non astrologici… per quanto essendo della bilancia, in qualche modo  ho anche lo zodiaco che gioca in casa o meglio in cucina). Perché mangiamo l’oca a San Martino? E perché dei dolci alti e lievitati nel corso delle festività natalizie? E perché si dice pan e nose magna da spose? E perché? E perché? ….
  • La pasta preferita: la pastafrolla, che si scioglie in bocca, che si cuoce un po’ troppo negli angoletti, che diventa più buona il giorno dopo, che mentre la sforno  se non scottasse la finirei subito, che sembra facile, che non deve essere fatta con poco burro, che ha mille varianti tra cui la speziata che la preferisco a qualsiasi cremosità pannosa
  • E poi tutte le cose più curriculumnoiose:  scuola di cucina (Gran Maestro Claudio Forti Amatissimo), scrivo di cibo (articoletti, libretti, intervistine), ho condotto una cucina professionale (Tina assistente, amica, cuoca amatissima pure lei allieva del Gran Maestro alla ACT Associazione Cuochi Torino) e… naturalmente  cucino e prediligo … ve lo dico la prossima volta

:::  Scritto da Caterina (OCAterina… scontata lo so ma noi ci sguazziamo in questi giOCHI di parole ah ah ah OCHEy?)

… Sì Caterina, come l’altra “oca”… solo che io sono più “grande” ma mi consolo sapendo che oca vecchia fa buon brodo.